Condividere immagini dei figli sui social è diventato normale. Foto, video, storie quotidiane: spesso lo si fa per amore, orgoglio o leggerezza. Ma questa pratica, chiamata “sharenting”, può esporre i minori a rischi concreti e duraturi. In questo articolo Simplius spieghiamo cos’è lo sharenting, perché oggi è diventato un problema serio e cosa dovrebbero sapere i genitori per proteggere davvero i propri figli.
Il termine sharenting nasce dall’unione di due parole: share (condividere) e parenting (genitorialità). Indica il comportamento dei genitori che pubblicano online immagini, video e informazioni sui propri figli, spesso fin dalla nascita. All’inizio sembra una cosa innocua: una foto di famiglia, un video divertente, un momento tenero. Ma il problema non è l’intenzione. Il problema è l’effetto nel tempo.
Una volta le foto restavano negli album di casa. Oggi finiscono: sui social, nei motori di ricerca, nei database digitali. E soprattutto non spariscono più. Quelle immagini: possono essere scaricate, modificate,riutilizzate, analizzate da sistemi di intelligenza artificiale.
Il bambino cresce, ma la sua immagine digitale resta
Il figlio non ha scelto di essere online, non ha dato consenso, non può capire le conseguenze. Eppure, la sua identità digitale viene costruita prima ancora che possa difendersi. Quello che oggi sembra tenero, domani potrebbe diventare motivo di imbarazzo, fonte di disagio, violazione della sua sfera personale.
Lo sharenting diventa particolarmente delicato quando le immagini sono troppo intime, i contenuti raccontano fragilità personali, i figli diventano parte di una narrazione continua, l’esposizione è costante e pubblica. In alcuni casi estremi, i bambini vengono trasformati in veri e propri strumenti di visibilità o guadagno. Ed è qui che la legge inizia a guardare con attenzione.
Non è solo una preoccupazione italiana. A livello internazionale, da tempo si invita i genitori a riflettere prima di pubblicare immagini dei figli, perché la tutela dei minori oggi passa anche dal mondo digitale. La Corte Europea dei diritti dell’uomo ricorda a tutti che “l’immagine di una persona costituisce uno degli attributi principali della sua personalità”. Il diritto di proteggere la propria immagine è essenziale allo sviluppo personale, presupponendo necessariamente il diritto di controllare l’uso di tale immagine. Il messaggio è semplice: proteggere un figlio non significa solo crescerlo bene, ma anche evitare di esporlo inutilmente online.
Perché nessun genitore vuole danneggiare un figlio. Ma l’ignoranza digitale non protegge. Sapere cos’è lo sharenting aiuta a riflettere prima di pubblicare, distinguere tra ricordo privato ed esposizione pubblica, proteggere la dignità futura del minore. Conoscere questo tema permette di evitare conflitti futuri con i figli, prevenire problemi di privacy, tutelare l’immagine e la serenità del minore, educare a un uso più responsabile dei social. Non si tratta di vietare tutto, ma di scegliere meglio.
Amare un figlio oggi significa anche saper rinunciare a un post.
Ricorda: condividere un figlio non è sempre proteggerlo.
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