Se rischi di perdere il lavoro, sappi che il tuo datore non può semplicemente licenziarti perché il tuo posto non esiste più. Deve prima cercare, in modo serio e concreto, se c’è un’altra posizione, anche meno importante, dove potresti lavorare.
Nel caso specifico, un lavoratore con vent’anni di anzianità e beneficiario della Legge 104 è stato licenziato dopo aver rifiutato una ricollocazione con orario incompatibile con le sue esigenze di assistenza. Tuttavia, il lavoratore si era dichiarato disponibile a ricoprire qualsiasi altra mansione, anche inferiore, purché compatibile con il suo vecchio orario. L’azienda non ha esplorato altre possibilità e ha proceduto al licenziamento.
Quando un’azienda vuole licenziare un lavoratore perché il suo posto non serve più, non può farlo subito. Prima deve controllare se esiste un altro lavoro, anche diverso o meno importante, che il lavoratore può fare all’interno della stessa azienda. Questo controllo è chiamato “repechage”.
Deve guardarsi attorno in azienda e vedere se ci sono altri ruoli liberi.
Se trova un lavoro che il dipendente può fare (anche se meno qualificato), deve offrirglielo.
Deve davvero provarci, non solo dire che l’ha fatto.
Il licenziamento può essere annullato dal giudice.
Il lavoratore può tornare in azienda o ricevere un risarcimento.
La Cassazione (1) ha dato ragione al lavoratore. Ha stabilito che il licenziamento è legittimo solo come “ultima possibilità”: il datore deve dimostrare di aver tentato ogni alternativa possibile, nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza, e considerando le situazioni particolari tutelate dalla legge, come quella dei lavoratori che assistono familiari disabili.
Se ricevi una proposta di ricollocamento che non rispetta le tue esigenze familiari o personali, esplicita le tue necessità e offriti per altre mansioni, anche inferiori se necessario. Il datore di lavoro è obbligato a valutare tutte le soluzioni davvero praticabili prima di arrivare al licenziamento. Se ciò non avviene, puoi rivolgerti a un sindacato o a un avvocato.
Sapere che il licenziamento non può essere una decisione arbitraria, ma deve rappresentare davvero l’ultima risorsa, tutela i diritti di tutti i lavoratori, soprattutto di chi si trova in condizioni di particolare fragilità. Conoscere queste regole rafforza la consapevolezza dei propri diritti e aiuta a difendersi da decisioni ingiuste o affrettate. La lezione chiave è questa: sia il datore che il lavoratore devono agire con trasparenza e correttezza, cercando soluzioni insieme prima di arrivare a una rottura definitiva. Conoscere la normativa rende più forte il dialogo e riduce il rischio di ingiustizie.
