LAVORO SUBORDINATO, 3 INDIZI FANNO UNA PROVA?

Come dimostrare lo svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato

2 Febbraio 2023


Non è raro che nelle aule dei tribunali, lavoratori si rivolgano al giudice lamentando la difformità del contratto rispetto alla realtà del rapporto di lavoro. In questi casi, una delle prime domande che l’avvocato fa al cliente per capire cosa andrà a studiare è “riceve delle direttive da parte del datore di lavoro?” oppure “deve giustificare le assenze?”o anche“ usufruisce delle ferie?”. La ragione è semplice: la giurisprudenza, nel corso degli anni, ha individuato dei criteri caratterizzanti il rapporto di lavoro subordinato. Pensiamo ad esempio ad elementi quali : l’attività lavorativa svolta presso i locali aziendali; la presenza costante sul lavoro, specie se ad orario fisso quale vero e proprio obbligo di presenza (e dunque con necessità di avvertire e di giustificarsi in caso di assenza);il ricevere costantemente ordini.

Si tratta della cosiddetta “eterodirezione” del datore rispetto alla “dipendenza” del lavoratore.

Eterodirezione? E cosa vuol dire?

Per dirla tutta, il dipendente subordinato è assoggettato al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore, essendo inserito nell’organizzazione aziendale. Anche il codice civile definisce la subordinazione: “il prestatore di lavoro subordinato si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale sotto la direzione dell’imprenditore” (1).

Ma sono tutti elementi necessari per inquadrare il rapporto come subordinato?

In un recente intervento la Corte di Cassazione(2) afferma che è possibile provare la presenza degli estremi della subordinazione anche attraverso una prova cosiddetta presuntiva, ossia attraverso gli indizi. L’ elemento essenziale del rapporto di lavoro subordinato è la soggezione personale del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro. Questo assoggettamento dice la Cassazione: “non costituisce un dato di fatto elementare quanto piuttosto una modalità di essere del rapporto potenzialmente desumibile da un complesso di circostanze; sicché, ove esso non sia agevolmente apprezzabile, è possibile fare riferimento, ai fini qualificatori, ad altri elementi “.

Quali sono gli elementi a cui fare riferimento?

Tra gli elementi ritroviamo la continuità della prestazione, il rispetto di un orario di lavoro predeterminato, la percezione a cadenze fisse di un compenso prestabilito, l’assenza in capo al lavoratore di rischio di impresa e di una seppure minima struttura imprenditoriale. Tutti questi elementi non hanno valore decisivo ai fini della qualificazione giuridica del rapporto, ma sono indizi idonei a integrare una prova presuntiva della subordinazione.

Se provo questi indizi? Il giudice trasforma il contratto?

Il lavoro del giudice è quello di fare una valutazione complessiva e globale degli elementi portati alla sua attenzione e verificare come si è svolto il rapporto di lavoro. Per esempio, in diverse occasioni si è ritenuto di essere di fronte ad un rapporto di lavoro subordinato quando:
– i contratti di lavoro autonomo (denominati incarichi di consulenza) indicano in maniera del tutto generica l’oggetto della prestazione del collaboratore;
– nei contratti è prevista una pattuizione di un compenso commisurato alle giornate lavorative;
– il lavoratore si avvale di strumenti di lavoro forniti dal datore di lavoro, dunque con insussistenza di rischio economico del prestatore;
– è redatto un prospetto riepilogativo e quindi il datore di lavoro esercita un controllo sull’entità oraria e giornaliera della prestazione lavorativa del collaboratore;
– le mansioni del finto dipendente sono identiche a quelle svolte da un altro lavoratore che invece ha un contratto di lavoro subordinato.
– il lavoratore svolge i propri compiti solo all’interno dei locali aziendali eseguendo le direttive del datore di lavoro.

Che differenza c’è rispetto al lavoratore autonomo?

Mentre il lavoratore subordinato si impegna a svolgere il proprio lavoro alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro, quello autonomo compie un’opera o un servizio in cambio di un compenso economico. Rispetto ai precedenti requisiti, il lavoratore autonomo si assume il rischio economico dell’opera, è pagato alla fine dell’opera in base al prezzo pattuito, svolge l’attività fuori dai locali aziendali.

Perché è importante?

Nel rapporto di lavoro non è la forma ma è la sostanza che incide. Questo vuol dire che aldilà di quello che è scritto nel contratto, di come le parti intendono definirlo, laddove si tratti di  lavoro subordinato mascherato, il lavoratore, ben assistito, potrà dimostrare la presenza di elementi idonei a trasformare il rapporto di lavoro. Perché la Suprema Corte ha chiarito nella recente ordinanza, che laddove non emerga la soggezione al potere direttivo datoriale, si può dimostrare gli elementi del rapporto subordinato attraverso una prova presuntiva basata su indizi. In questo caso, il datore di lavoro sarà condannato a inquadrare il dipendente secondo il CCNL di settore e pagare le differenze retributive e contributive previste per il rapporto subordinato.

NOTE

1. art 2094 c.c.
2. Corte di Cassazione ordinanza n. 1095 del 16.01.2023.


Maria Concetta Falcone Mi impegno con costanza nell’acquisire nuove competenze perché voglio che, con me al suo fianco, il cliente si senta al sicuro. Penso che le esperienze maturate al lavoro possano essere d’aiuto anche agli altri, perciò ne parlo qui, in modo più semplice possibile.

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