Comunicare è alla base di ogni dialogo.
È vero, nella professione di avvocato il linguaggio specialistico è necessario.
Negli anni di università, i futuri avvocati studiano come arricchirlo. Non si tratta solo di imparare a interpretare e comprendere una norma, a leggere una sentenza.
Si diventa padroni del cosiddetto legalese. È come conoscere una lingua nuova.
Ricordo ancora lo smarrimento di quando mi affacciavo allo studio dei primi testi di diritto.
Quando, confuso e smarrito, mi districavo nei tecnicismi, si trattava di tradurre in termini pratici concetti giuridici.
In questi anni di professione ho calcato tante aule di Tribunali. Nei numerosi casi affrontati, non saprei neanche quantificare il numero di scritti difensivi tecnici depositati.
In ognuno di essi, sono la stessa controparte e il giudice che si aspettano l’utilizzo del legalese. Il linguaggio giuridico è imprescindibile.
Allo stesso modo è necessario comunicare in modo efficace. Diceva Calamandrei, “L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità”. Non si tratta solo di comprendere, bisogna anche essere compresi. Anche per questo studiamo il legalese. Conoscendolo, consentiamo al nostro assistito di capire concetti complessi, semplificandoli. Perché su quei significati baserà la propria esperienza giuridica, essendo parte di una causa.
Ho da sempre inteso che, per aiutare un cliente, bisogna essere capiti, spiegare il percorso che si affronterà insieme. Non si tratta di perdere autorevolezza o professionalità. Tutt’altro, faciliterà il rapporto di fiducia.
Simplius nasce da questa esperienza. L’obiettivo è quello di conquistare vittorie in aula elaborando strategie complesse. Però la fiducia dei clienti viene conquistata, offrendo un servizio semplice.
