
Il datore che non rispetta la clausola di rientro deve risarcire il lavoratore fino alla sentenza d’appello. La Cassazione conferma: il danno dura finché non finisce l’inadempienza.

Un padre, condannato per abusi su una bambina, chiede di riconoscere il figlio avuto da un’altra donna. La Cassazione nega: l’interesse del bambino viene prima del diritto del genitore biologico.

Una ex moglie percepiva 48.000 euro l’anno di assegno divorzile, ma ha rifiutato un’offerta di lavoro stabile con polizza assicurativa. La Cassazione (ord. n. 25523/2025) ha confermato la revoca dell’assegno: il principio di autoresponsabilità impone di accettare opportunità congrue e rendersi indipendenti.

Un’auto prende fuoco e il proprietario cita in giudizio l’officina che aveva sostituito un faro. La Cassazione (ord. n. 25548/2025) conferma: senza prove concrete sul nesso causale, niente risarcimento e scatta anche la condanna per abuso del processo.

La Cassazione ha confermato che il datore di lavoro è quasi sempre responsabile degli infortuni, anche quando l’errore è del dipendente. Solo un comportamento del tutto imprevedibile del lavoratore (il cosiddetto “contegno abnorme”) esclude la responsabilità dell’azienda.

Una dimenticanza può cambiare tutto: senza la trascrizione del matrimonio religioso, per lo Stato non sei sposato. Scopri cosa fare e se il parroco può essere obbligato a risarcire.
