
Cass. 26923/2025: accertato il nesso per l’equo indennizzo, vale anche per il risarcimento. Stesso evento, stesso nesso, ma oneri diversi.

Molti pensano che “sicurezza sul lavoro” significhi solo caschi, scarpe antinfortunistiche e norme antincendio. In realtà, la sicurezza è un concetto molto più ampio (1). Lo dice l’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro di adottare “tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore”. Tradotto: l’azienda non deve solo evitare incidenti, ma creare un ambiente di lavoro sicuro, sano e rispettoso della persona. Cosa significa […]

Il datore che non rispetta la clausola di rientro deve risarcire il lavoratore fino alla sentenza d’appello. La Cassazione conferma: il danno dura finché non finisce l’inadempienza.

La Cassazione ha confermato che il datore di lavoro è quasi sempre responsabile degli infortuni, anche quando l’errore è del dipendente. Solo un comportamento del tutto imprevedibile del lavoratore (il cosiddetto “contegno abnorme”) esclude la responsabilità dell’azienda.

La legge protegge i lavoratori chiedendo alle aziende di impegnarsi davvero nel trovare soluzioni alternative prima di arrivare al licenziamento. Se non vengono esplorate altre possibilità per mantenere il dipendente in azienda, la decisione di licenziare può essere annullata. Questa attenzione è fondamentale per chi si trova in una situazione delicata, come chi assiste un familiare con disabilità.

La rubrica “I casi di Tizio, Caio e Sempronio” racconta come il nostro studio ha ottenuto il rispetto del diritto alla salute sul lavoro, spiegando perché la tutela del lavoratore è fondamentale e quali sono i passi da compiere se ci si trova in una situazione simile. In questo caso, Sempronia, lavoratrice di una società di servizi, dopo un grave trauma viene costretta dall’azienda a mansioni non compatibili con le sue condizioni di salute certificate.
