
Un bambino si ferisce in mare davanti a uno stabilimento balneare dove vigeva un chiaro divieto di balneazione.
Il padre chiede un risarcimento, ma la Cassazione ribalta la decisione favorevole ottenuta in appello: se il divieto è visibile e imposto dall’autorità, chi lo infrange si assume i rischi.

Il nuovo rito unico per la famiglia permette di trattare solo le questioni strettamente familiari.
Tutte le altre – come la divisione dei beni o i rimborsi tra coniugi – devono essere discusse in un giudizio separato. Una recente decisione del Tribunale di Castrovillari ha chiarito fino a che punto arriva questo limite.

Il Tribunale di Marsala (sentenza n. 493/2025) ha confermato che la firma su un assegno vale come promessa di pagamento ai sensi dell’art. 1988 c.c. Chi lo riceve non deve dimostrare nulla; chi lo firma deve provare che il debito non esiste.
Una regola che può trasformare un gesto di fiducia in un impegno vero e proprio.

Un cliente scivola sul pavimento bagnato di un supermercato e chiede i danni. Ma i giudici — fino alla Cassazione — ribadiscono: se la caduta deriva da imprudenza, il custode non paga. È il cosiddetto caso fortuito, che libera il gestore da ogni responsabilità.

La Cassazione chiarisce: i superminimi si assorbono con la promozione se non sono dichiarati “non assorbibili”. E chi non ha i requisiti per lavorare non può pretendere la retribuzione. Due regole fondamentali che ogni lavoratore e datore dovrebbe conoscere per evitare contenziosi.

Molte coppie scelgono di avere un conto comune per comodità, convinte che tutto ciò che vi entra appartenga a entrambi.
In realtà, il regime di separazione dei beni mantiene distinti i patrimoni dei coniugi: ognuno conserva la titolarità di ciò che guadagna e versa.
Se, durante la separazione, uno dei due preleva somme che provengono solo dall’altro, deve restituirle.
